«Io? Per cosa?»
Bruno Osimo · 2025
Descrizione
Bussano alla porta nel cuore della notte. Un uomo, un padre, un figlio, un soldato che ha appena combattuto per la sua patria, viene strappato dal suo letto. La sua vita finisce in un istante. Comincia l'inferno.
Questa è la storia di milioni di persone. E questa è la storia che Aleksandr Solženicyn, sopravvissuto al Gulag, racconta con la precisione di uno storico e la passione di un testimone.
«Io? Per cosa?» è la domanda che milioni di arrestati hanno pronunciato nel momento in cui la loro vita è crollata. Solženicyn la trasforma in un grido che attraversa i decenni, un grido che ancora oggi ci interroga: come è stato possibile che un intero sistema si sia trasformato in una macchina per inghiottire esseri umani?
Il momento dell'arresto: il punto di non ritorno
In questo saggio straordinario, Solženicyn descrive il momento preciso in cui una persona smette di essere un cittadino e diventa un "nemico del popolo". L'arresto è il punto di svolta, il "ribaltamento istantaneo e drammatico" che frantuma l'universo di chi viene preso.
Con una prosa che è insieme analitica e appassionata, Solženicyn svela i meccanismi del terrore: gli arresti notturni, le perquisizioni umilianti, la burocrazia che rendeva tutto legale, la solitudine di chi viene portato via senza che nessuno possa fare nulla.
Cosa troverai in questo libro
Perché leggere questo libro oggi
Un autore che ha cambiato il mondo
Aleksandr Solženicyn (1918-2008) è stato uno dei più grandi scrittori e dissidenti del Novecento. Arrestato nel 1945, trascorse otto anni nei Gulag sovietici. Dopo la liberazione, scrisse Arcipelago Gulag, l'opera che ha svelato al mondo l'orrore del sistema concentrazionario sovietico. Per questo fu espulso dall'Urss e visse in esilio fino al 1994. Nel 1970 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura.
Edizione italiana a cura di Bruno Osimo
Questa edizione presenta un saggio fondamentale di Solženicyn, tradotto da un team di giovani traduttori sotto la supervisione di Bruno Osimo. Il testo è corredato da note che spiegano il gergo dei Gulag e i riferimenti storici, per permettere al lettore di immergersi completamente in questa pagina oscura della storia russa.
«Io? Per cosa?»
La domanda che milioni di persone hanno pronunciato. La domanda che ancora oggi ci interroga. La domanda che non dovremmo mai smettere di farci.
Acquista ora e scopri la verità che il regime ha cercato di cancellare.
Il lavoro di Solženìcyn sui lager sovietici è immenso, migliaia e migliaia di pagine che possono spaventare proprio per la loro mole. Già solo Arcipelago Gulag è uscito in tre volumi corposi negli Oscar Mondadori negli anni Settanta, e poi ripubblicato nella collana dei Meridiani, di cui occupa un intero volume.
Nel complesso si deve tenere conto della differenza in generale tra la mole media dei libri russi e di quelli italiani. Per un italiano è normale un romanzo di 250 pagine, che per un russo invece sarebbe una póvest’, un “romanzo breve”, mentre un romàn può contare facilmente settecento o mille pagine.
Un’altra considerazione che ho fatto nel progettare questa edizione è che, nel mezzo secolo intercorso tra la prima pubblicazione e oggi, il tempo medio dedicato alla libera lettura per iniziativa personale è diminuito. L’informatica e la telematica ci aiutano ad abbreviare i tempi di esposizione – siamo esposti a più fonti contemporaneamente – e per esempio la lunghezza dell’articolo di giornale – per chi ancora li legge – è impostata dai direttori dei periodici sulla durata media di una seduta in bagno.
Quando ho letto l’opera di Solženìcyn, ho provato sofferenza per il fatto che fosse trascurata dalla maggior parte dei lettori, anche colti, considerando quanto sia secondo me importante per l’umanità intera, in quanto i temi e i motivi affrontati sono di straziante attualità. Allora mi è venuta l’idea della pubblicazione a piccoli volumetti.
Per facilitare l’approccio da parte di lettori che non sono disposti ad affrontare letture chilometriche che richiederebbero ingenti investimenti di tempo, si propone qui un singolo saggio di dimensioni abbordabili su un tema specifico: in questo caso, come avvenivano gli arresti delle persone che poi venivano condannate sbrigativamente e inviate nei Gulag.
Si tratta di esperienze dirette dell’autore (che è stato in lager dal 1945 al 1954) o di testimonianze raccolte in anni e anni di studio e di ricerca attraverso numerosi volumi.
La traduzione – realizzata ex novo apposta per questa edizione dalle studentesse del corso di mediazione linguistica della Civica Scuola per Traduttori «Altiero Spinelli» di Milano – ha lo scopo di essere più precisa possibile, ed è corredata di note esplicative per tutte le parole di gergo dei Gulag, le quali non vengono tradotte ma traslitterate, e in generale per tutte le parole di difficile comprensione.
Una spiegazione particolare merita la parola «lager». Dato che a un italiano suona come tedesca, molte traduzioni precedenti non l’hanno usata. Tuttavia va ricordato che i lager russi esistono da ben prima di quelli nazionalsocialisti, e che questi ultimi si sono ispirati ai russi per creare i loro. Mentre in tedesco la parola Lager suona come da noi la parola «campo» e fuori contesto non ha connotazioni extraagricole, in russo la parola lager’ vuole dire subito questo, come succede anche in italiano. Per non parlare del fatto che una delle due parole del titolo Arcipelago Gulag è formata dalle prime tre lettere «lag», con il prefisso GU, acronimo di «direzione statale».
La mia speranza è che il libro possa interessare a un numero crescente di lettrici e lettori, e che possa indurle pian pianino ad affrontare anche gli altri scritti del grande pensatore e autore russo.
Questa è la storia di milioni di persone. E questa è la storia che Aleksandr Solženicyn, sopravvissuto al Gulag, racconta con la precisione di uno storico e la passione di un testimone.
«Io? Per cosa?» è la domanda che milioni di arrestati hanno pronunciato nel momento in cui la loro vita è crollata. Solženicyn la trasforma in un grido che attraversa i decenni, un grido che ancora oggi ci interroga: come è stato possibile che un intero sistema si sia trasformato in una macchina per inghiottire esseri umani?
Il momento dell'arresto: il punto di non ritorno
In questo saggio straordinario, Solženicyn descrive il momento preciso in cui una persona smette di essere un cittadino e diventa un "nemico del popolo". L'arresto è il punto di svolta, il "ribaltamento istantaneo e drammatico" che frantuma l'universo di chi viene preso.
Con una prosa che è insieme analitica e appassionata, Solženicyn svela i meccanismi del terrore: gli arresti notturni, le perquisizioni umilianti, la burocrazia che rendeva tutto legale, la solitudine di chi viene portato via senza che nessuno possa fare nulla.
Cosa troverai in questo libro
- L'arresto come trauma: la descrizione del momento in cui la vita di una persona viene spezzata per sempre.
- Le tecniche degli Organi: come avvenivano gli arresti di massa, di giorno e di notte, a casa, sul lavoro, in viaggio. Le "rondini nere" che bussavano alla porta, le auto che portavano via le persone nel buio.
- L'esperienza diretta di Solženicyn: il racconto del suo stesso arresto nel 1945, quando un comandante di brigata, con un gesto di umanità inaspettato, gli strinse la mano e gli augurò "tanta felicità" mentre gli agenti dello SMERŠ lo trascinavano via.
- La perquisizione e la spoliazione: l'umiliazione di vedere la propria intimità violata, i propri diari letti da estranei, i propri oggetti confiscati, la propria dignità annientata.
- Il silenzio della folla: perché nessuno gridava? Perché le persone si lasciavano portare via senza opporre resistenza? Solženicyn riflette su questa domanda con una lucidità che ancora oggi fa tremare.
- La cella di rigore: la descrizione di una prigione improvvisata in una stalla tedesca, dove quattro uomini dormono ammassati sulla paglia, e il primo sussurro di ribellione — "da noi invece si caga lentamente" — diventa un atto di resistenza.
Perché leggere questo libro oggi
- Per capire il Gulag: Solženicyn non descrive solo l'orrore. Spiega il meccanismo. È un libro che ti fa capire come un sistema totalitario possa divorare milioni di persone.
- Per non dimenticare: il Gulag non è un capitolo chiuso della storia. È un monito su cosa può accadere quando il potere assoluto è nelle mani di pochi.
- Per onorare le vittime: milioni di persone sono state inghiottite dal sistema. Questo libro restituisce loro una voce, un volto, una storia.
- Per la forza della testimonianza: Solženicyn ha scritto questo saggio a rischio della vita. La sua è una voce che non si può ignorare.
Un autore che ha cambiato il mondo
Aleksandr Solženicyn (1918-2008) è stato uno dei più grandi scrittori e dissidenti del Novecento. Arrestato nel 1945, trascorse otto anni nei Gulag sovietici. Dopo la liberazione, scrisse Arcipelago Gulag, l'opera che ha svelato al mondo l'orrore del sistema concentrazionario sovietico. Per questo fu espulso dall'Urss e visse in esilio fino al 1994. Nel 1970 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura.
Edizione italiana a cura di Bruno Osimo
Questa edizione presenta un saggio fondamentale di Solženicyn, tradotto da un team di giovani traduttori sotto la supervisione di Bruno Osimo. Il testo è corredato da note che spiegano il gergo dei Gulag e i riferimenti storici, per permettere al lettore di immergersi completamente in questa pagina oscura della storia russa.
«Io? Per cosa?»
La domanda che milioni di persone hanno pronunciato. La domanda che ancora oggi ci interroga. La domanda che non dovremmo mai smettere di farci.
Acquista ora e scopri la verità che il regime ha cercato di cancellare.
Il lavoro di Solženìcyn sui lager sovietici è immenso, migliaia e migliaia di pagine che possono spaventare proprio per la loro mole. Già solo Arcipelago Gulag è uscito in tre volumi corposi negli Oscar Mondadori negli anni Settanta, e poi ripubblicato nella collana dei Meridiani, di cui occupa un intero volume.
Nel complesso si deve tenere conto della differenza in generale tra la mole media dei libri russi e di quelli italiani. Per un italiano è normale un romanzo di 250 pagine, che per un russo invece sarebbe una póvest’, un “romanzo breve”, mentre un romàn può contare facilmente settecento o mille pagine.
Un’altra considerazione che ho fatto nel progettare questa edizione è che, nel mezzo secolo intercorso tra la prima pubblicazione e oggi, il tempo medio dedicato alla libera lettura per iniziativa personale è diminuito. L’informatica e la telematica ci aiutano ad abbreviare i tempi di esposizione – siamo esposti a più fonti contemporaneamente – e per esempio la lunghezza dell’articolo di giornale – per chi ancora li legge – è impostata dai direttori dei periodici sulla durata media di una seduta in bagno.
Quando ho letto l’opera di Solženìcyn, ho provato sofferenza per il fatto che fosse trascurata dalla maggior parte dei lettori, anche colti, considerando quanto sia secondo me importante per l’umanità intera, in quanto i temi e i motivi affrontati sono di straziante attualità. Allora mi è venuta l’idea della pubblicazione a piccoli volumetti.
Per facilitare l’approccio da parte di lettori che non sono disposti ad affrontare letture chilometriche che richiederebbero ingenti investimenti di tempo, si propone qui un singolo saggio di dimensioni abbordabili su un tema specifico: in questo caso, come avvenivano gli arresti delle persone che poi venivano condannate sbrigativamente e inviate nei Gulag.
Si tratta di esperienze dirette dell’autore (che è stato in lager dal 1945 al 1954) o di testimonianze raccolte in anni e anni di studio e di ricerca attraverso numerosi volumi.
La traduzione – realizzata ex novo apposta per questa edizione dalle studentesse del corso di mediazione linguistica della Civica Scuola per Traduttori «Altiero Spinelli» di Milano – ha lo scopo di essere più precisa possibile, ed è corredata di note esplicative per tutte le parole di gergo dei Gulag, le quali non vengono tradotte ma traslitterate, e in generale per tutte le parole di difficile comprensione.
Una spiegazione particolare merita la parola «lager». Dato che a un italiano suona come tedesca, molte traduzioni precedenti non l’hanno usata. Tuttavia va ricordato che i lager russi esistono da ben prima di quelli nazionalsocialisti, e che questi ultimi si sono ispirati ai russi per creare i loro. Mentre in tedesco la parola Lager suona come da noi la parola «campo» e fuori contesto non ha connotazioni extraagricole, in russo la parola lager’ vuole dire subito questo, come succede anche in italiano. Per non parlare del fatto che una delle due parole del titolo Arcipelago Gulag è formata dalle prime tre lettere «lag», con il prefisso GU, acronimo di «direzione statale».
La mia speranza è che il libro possa interessare a un numero crescente di lettrici e lettori, e che possa indurle pian pianino ad affrontare anche gli altri scritti del grande pensatore e autore russo.
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