Semiotica e traduzione
di Isaak Revzin, Viktor Rozencvejg
Bruno Osimo · 2026
Descrizione
Semiotica e traduzione: Il classico che ha anticipato l'era della traduzione automatica
Il capolavoro della scuola semiotica sovietica, riscoperto dopo mezzo secolo.
Pubblicato per la prima volta nel 1964, Semiotica e traduzione di Isaak Revzin e Viktor Rozencvejg è uno dei testi fondamentali della teoria della traduzione. Scritto in un'epoca in cui la lingua franca della scienza era contesa tra Stati Uniti e Unione Sovietica, questo manuale—che unisce linguistica strutturale, semiotica e traduzione automatica—è rimasto ingiustamente ignorato per decenni.
Ora, finalmente, torna a disposizione dei lettori italiani in questa edizione curata da Bruno Osimo.
Un classico che ha anticipato il futuro
Quando Revzin e Rozencvejg scrivevano questo manuale, la traduzione automatica era ancora agli albori. Eppure, con straordinaria lunghezza d'onda, gli autori compresero che il processo traduttivo non poteva essere ridotto a una semplice corrispondenza biunivoca tra parole. La loro intuizione fondamentale? La traduzione passa attraverso un linguaggio d'intermediazione mentale, un'idea che oggi, nell'era dell'intelligenza artificiale, risulta più attuale che mai.
Il libro esplora con rigore scientifico le domande che ancora oggi affascinano studiosi e professionisti:
Un approccio semiotico alla traduzione
A differenza dei manuali tradizionali, che si limitano a prescrivere regole normative, Revzin e Rozencvejg adottano un approccio teorico e descrittivo. La traduzione viene studiata come un fenomeno naturale, un processo comunicativo che può essere analizzato, compreso e—in larga misura—formalizzato.
Attraverso esempi tratti da decine di lingue (russo, francese, tedesco, inglese e molte altre), il manuale guida il lettore attraverso:
Perché leggere questa edizione?
Chi dovrebbe leggere questo libro?
Scopri il classico che ha anticipato l'intelligenza artificiale.
Semiotica e traduzione non è solo un manuale di teoria della traduzione. È un'opera che, con mezzo secolo di anticipo, ha posto le basi per comprendere come la mente umana—e quella delle macchine—elabora il significato. In un'epoca in cui l'intelligenza artificiale sta rivoluzionando il modo in cui traduciamo e comunichiamo, questo libro torna a parlare con una voce sorprendentemente contemporanea.
Acquista ora. Scopri le radici semiotiche della traduzione.
La scienza ha lo scopo di far progredire la conoscenza nel modo meno indolore possibile, pubblicando congetture e sottoponendole alla comunità mondiale perché le falsifichi. Fino al momento della loro falsificazione parziale o totale, le congetture hanno lo status di «attualità», o status of the art.
Perché ciò avvenga, la scienza si è data un metodo: uso di una terminologia (metalinguaggio) a prova di sinonimia e omonimia (a livello di una stessa lingua), uso di equivalenza terminologica stretta (a livello interlinguistico), pubblicazione universale del risultati e loro esposizione al giudizio e alla critica altrui. In teoria, quindi, quando qualcuno pubblica qualcosa, non possono passare cinquant'anni senza che questo contributo venga preso in considerazione, magari anche solo per scartarlo. Soprattutto se è stato scritto nella lingua franca della scienza.
Orbene, nel 1964, anno in cui è uscita la prima edizione di Osnovy obŝego i mašinnogo perevoda per i tipi dell'editore Vysšaâ škola, anche la lingua franca era contesa tra Urss e USA: per colpa della guerra fredda, c'era chi voleva far passare come lingua franca l'inglese e chi proponeva il russo. E questo è stato un danno per la scienza, e vittime ne sono state pubblicazioni di prim'ordine come questo bel manuale di Revzin e Rocencvejg.
Cerchiamo di recuperare il tempo perduto pubblicandolo oggi, a mezzo secolo esatto dalla prima uscita. Di certo questo mezzo secolo di ritardo ha ostacolato lo sviluppo della scienza della traduzione, che così ha avuto modo di impantanarsi nella palude della corrispondenza biunivoca, dell'equivalenza e del saussurismo. Perfino il concetto di «strutturalismo» è stato vittima della cortina di ferro, e il 99% degli occidentali ignora che è nato a Praga negli anni Trenta, e non a casa Lévi-Strauss negli anni Sessanta.
In questa prefazione cerchiamo di chiarire soprattutto alcune questioni di natura terminologica e traduttiva che poi, data la natura del testo, sono tutt'uno con le questioni di sostanza, di contenuto.
La lettrice italiana trova qui la locuzione «letteratura artistica». Non si tratta d'un calco sul russo, se per «calco» s'intende che al traduttore è sfuggita una diversa impronta linguoculturale della cultura emittente. Si tratta di una concezione maggiormente accurata dei tipi di testo che evita la grossolanità della locuzione «traduzione letteraria», sotto il cui ombrellone (bucato!) trova posto di tutto, purché sia pubblicato da un editore: in realtà si tratterebbe della «traduzione editoriale» (sempre che ci sia bisogno di distinguerla da quella non editoriale, cosa di cui ci permettiamo di dubitare). Noi sposiamo quindi la concezione slava (non sovietica, ma panslava) secondo cui esistono differenze (anche se non di principio, come mostra Lûdskanov) fra traduzione artistica (di poesia e narrativa e saggistica d'autore) e non artistica (settoriale, divulgativa, scientifica, documentaria).
Il capolavoro della scuola semiotica sovietica, riscoperto dopo mezzo secolo.
Pubblicato per la prima volta nel 1964, Semiotica e traduzione di Isaak Revzin e Viktor Rozencvejg è uno dei testi fondamentali della teoria della traduzione. Scritto in un'epoca in cui la lingua franca della scienza era contesa tra Stati Uniti e Unione Sovietica, questo manuale—che unisce linguistica strutturale, semiotica e traduzione automatica—è rimasto ingiustamente ignorato per decenni.
Ora, finalmente, torna a disposizione dei lettori italiani in questa edizione curata da Bruno Osimo.
Un classico che ha anticipato il futuro
Quando Revzin e Rozencvejg scrivevano questo manuale, la traduzione automatica era ancora agli albori. Eppure, con straordinaria lunghezza d'onda, gli autori compresero che il processo traduttivo non poteva essere ridotto a una semplice corrispondenza biunivoca tra parole. La loro intuizione fondamentale? La traduzione passa attraverso un linguaggio d'intermediazione mentale, un'idea che oggi, nell'era dell'intelligenza artificiale, risulta più attuale che mai.
Il libro esplora con rigore scientifico le domande che ancora oggi affascinano studiosi e professionisti:
- Che cosa accade nella mente del traduttore?
- Come si stabilisce una corrispondenza tra due lingue?
- È possibile formalizzare il processo traduttivo?
- Qual è il rapporto tra traduzione umana e traduzione automatica?
Un approccio semiotico alla traduzione
A differenza dei manuali tradizionali, che si limitano a prescrivere regole normative, Revzin e Rozencvejg adottano un approccio teorico e descrittivo. La traduzione viene studiata come un fenomeno naturale, un processo comunicativo che può essere analizzato, compreso e—in larga misura—formalizzato.
Attraverso esempi tratti da decine di lingue (russo, francese, tedesco, inglese e molte altre), il manuale guida il lettore attraverso:
- L'analisi e la sintesi del testo: come si scompone e si ricompone il messaggio.
- Le unità traduttive: parola, sintagma, frase e contesto.
- I tipi di traduzione: interlineare, parola per parola, semplificante, precisa, adeguata.
- Il linguaggio d'intermediazione: il "ponte" mentale tra due lingue.
- Il problema della traducibilità: fino a che punto due lingue possono dirsi equivalenti?
- La traduzione automatica: come i computer possono (e non possono) tradurre.
Perché leggere questa edizione?
- Un classico ritrovato: un testo fondamentale della semiotica della traduzione, finalmente disponibile in italiano.
- Un approccio innovativo: la traduzione come processo semiotico, non come semplice sostituzione lessicale.
- Attualità sorprendente: le intuizioni degli autori sulla traduzione automatica anticipano di decenni i dibattiti sull'intelligenza artificiale e il linguaggio.
- Rigore scientifico: un manuale che unisce linguistica, semiotica e teoria dell'informazione.
- Edizione curata da Bruno Osimo: con prefazione che contestualizza l'opera e ne spiega l'importanza per la scienza della traduzione.
Chi dovrebbe leggere questo libro?
- Studenti di traduzione e interpretariato: una base teorica indispensabile per comprendere il processo traduttivo.
- Linguisti e semiotici: un classico della scuola strutturalista sovietica, da tempo atteso in Italia.
- Traduttori professionisti: per riflettere criticamente sul proprio lavoro e migliorare la consapevolezza metodologica.
- Specialisti di intelligenza artificiale e NLP: per comprendere le radici teoriche della traduzione automatica.
- Chiunque sia affascinato dal linguaggio e dal significato: un viaggio nelle profondità della comunicazione umana.
Scopri il classico che ha anticipato l'intelligenza artificiale.
Semiotica e traduzione non è solo un manuale di teoria della traduzione. È un'opera che, con mezzo secolo di anticipo, ha posto le basi per comprendere come la mente umana—e quella delle macchine—elabora il significato. In un'epoca in cui l'intelligenza artificiale sta rivoluzionando il modo in cui traduciamo e comunichiamo, questo libro torna a parlare con una voce sorprendentemente contemporanea.
Acquista ora. Scopri le radici semiotiche della traduzione.
La scienza ha lo scopo di far progredire la conoscenza nel modo meno indolore possibile, pubblicando congetture e sottoponendole alla comunità mondiale perché le falsifichi. Fino al momento della loro falsificazione parziale o totale, le congetture hanno lo status di «attualità», o status of the art.
Perché ciò avvenga, la scienza si è data un metodo: uso di una terminologia (metalinguaggio) a prova di sinonimia e omonimia (a livello di una stessa lingua), uso di equivalenza terminologica stretta (a livello interlinguistico), pubblicazione universale del risultati e loro esposizione al giudizio e alla critica altrui. In teoria, quindi, quando qualcuno pubblica qualcosa, non possono passare cinquant'anni senza che questo contributo venga preso in considerazione, magari anche solo per scartarlo. Soprattutto se è stato scritto nella lingua franca della scienza.
Orbene, nel 1964, anno in cui è uscita la prima edizione di Osnovy obŝego i mašinnogo perevoda per i tipi dell'editore Vysšaâ škola, anche la lingua franca era contesa tra Urss e USA: per colpa della guerra fredda, c'era chi voleva far passare come lingua franca l'inglese e chi proponeva il russo. E questo è stato un danno per la scienza, e vittime ne sono state pubblicazioni di prim'ordine come questo bel manuale di Revzin e Rocencvejg.
Cerchiamo di recuperare il tempo perduto pubblicandolo oggi, a mezzo secolo esatto dalla prima uscita. Di certo questo mezzo secolo di ritardo ha ostacolato lo sviluppo della scienza della traduzione, che così ha avuto modo di impantanarsi nella palude della corrispondenza biunivoca, dell'equivalenza e del saussurismo. Perfino il concetto di «strutturalismo» è stato vittima della cortina di ferro, e il 99% degli occidentali ignora che è nato a Praga negli anni Trenta, e non a casa Lévi-Strauss negli anni Sessanta.
In questa prefazione cerchiamo di chiarire soprattutto alcune questioni di natura terminologica e traduttiva che poi, data la natura del testo, sono tutt'uno con le questioni di sostanza, di contenuto.
La lettrice italiana trova qui la locuzione «letteratura artistica». Non si tratta d'un calco sul russo, se per «calco» s'intende che al traduttore è sfuggita una diversa impronta linguoculturale della cultura emittente. Si tratta di una concezione maggiormente accurata dei tipi di testo che evita la grossolanità della locuzione «traduzione letteraria», sotto il cui ombrellone (bucato!) trova posto di tutto, purché sia pubblicato da un editore: in realtà si tratterebbe della «traduzione editoriale» (sempre che ci sia bisogno di distinguerla da quella non editoriale, cosa di cui ci permettiamo di dubitare). Noi sposiamo quindi la concezione slava (non sovietica, ma panslava) secondo cui esistono differenze (anche se non di principio, come mostra Lûdskanov) fra traduzione artistica (di poesia e narrativa e saggistica d'autore) e non artistica (settoriale, divulgativa, scientifica, documentaria).
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