La danza selvaggia
di Marco Greco
Epocria Edizioni · 2012
Descrizione
Un viaggio poetico tra mito e realtà per riscoprire la forza vitale che risiede in ognuno di noi.
In una città deserta e silenziosa, un uomo si ritrova testimone di uno spettacolo impossibile: alberi che ballano e animali che danzano al ritmo di una melodia arcana. Al centro di questo tumulto festoso siede Pan, il dio selvaggio dalle corna caprine, troppo a lungo esiliato dal cuore dell’umanità e confinato nell'ombra del pregiudizio.
Attraverso un dialogo serrato e ironico con la divinità, il protagonista - e con lui il lettore - viene spinto a guardare oltre le maschere della morale opprimente e della paura. Pan non è il demone che la storia ha voluto dipingere, ma l'essenza stessa della natura: un richiamo a vivere il piacere senza colpa e a governare il proprio ‘selvaggio’ interiore con coraggio e consapevolezza.
Marco Greco ci regala un racconto in versi che è un invito al risveglio. Con la sua consueta saggezza venata di ironia, l’autore attinge al mito per parlarci della struttura profonda dell’animo umano, spronandoci a tornare nel mondo non più come schiavi di volontà esterne, ma come padroni della nostra stessa esistenza.
In una città deserta e silenziosa, un uomo si ritrova testimone di uno spettacolo impossibile: alberi che ballano e animali che danzano al ritmo di una melodia arcana. Al centro di questo tumulto festoso siede Pan, il dio selvaggio dalle corna caprine, troppo a lungo esiliato dal cuore dell’umanità e confinato nell'ombra del pregiudizio.
Attraverso un dialogo serrato e ironico con la divinità, il protagonista - e con lui il lettore - viene spinto a guardare oltre le maschere della morale opprimente e della paura. Pan non è il demone che la storia ha voluto dipingere, ma l'essenza stessa della natura: un richiamo a vivere il piacere senza colpa e a governare il proprio ‘selvaggio’ interiore con coraggio e consapevolezza.
Marco Greco ci regala un racconto in versi che è un invito al risveglio. Con la sua consueta saggezza venata di ironia, l’autore attinge al mito per parlarci della struttura profonda dell’animo umano, spronandoci a tornare nel mondo non più come schiavi di volontà esterne, ma come padroni della nostra stessa esistenza.
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