A proposito dell'amore

di Antón Čéchov

Bruno Osimo · 2025

Descrizione

Il capolavoro di Anton Čechov sull'amore impossibile, l'attesa e il rimpianto — in una nuova traduzione filologica integrale.
Pavel Alëhin è un uomo solo. Vive in campagna, lavora la terra, si è indebitato per salvare il podere di famiglia. La sua vita scorre senza scosse, fino a quando non incontra Anna Alekséevna, la moglie di un amico giudice. È giovane, bella, intelligente. E lui se ne innamora perdutamente.
Ma l'amore che Alëhin prova per Anna non viene mai dichiarato. Lei è sposata, ha figli, una vita apparentemente felice. Lui è un uomo onesto, e l'idea di distruggere quella famiglia lo blocca. Lei forse lo ricambia, ma anche lei tace. Per anni si guardano, si sfiorano, si parlano, ma non si dicono mai la verità.
Fino al giorno in cui il treno parte. È l'addio. E solo allora, nello scompartimento, tra le lacrime e i baci, la verità esplode. Ma è troppo tardi.
A proposito dell'amore è uno dei racconti più intensi e commoventi di Anton Čechov. Scritto nel 1898, fa parte della cosiddetta "piccola trilogia" insieme a L'uomo nell'astuccio e Uva spina. È una storia che parla a tutti: a chi ha amato, a chi ha taciuto, a chi ha rimpianto.
Perché questa edizione è diversa?
  • Prima edizione autonoma — per la prima volta in volume singolo, con testo russo a fronte.
  • Traduzione filologica integrale — realizzata con cura per restituire il ritmo, le pause e le sfumature dell'originale.
  • Testo russo a fronte — per studenti, appassionati e studiosi che vogliono leggere Čechov nella sua lingua.
  • Con note e prefazione — per comprendere il contesto e le scelte traduttive.
  • La citazione che è diventata un inno — «Quando si ama, non bisogna ragionare»: la frase finale del racconto, che ne racchiude tutto il senso.

Chi dovrebbe leggere questo libro?
  • Amanti di Čechov — uno dei suoi racconti più belli, intensi e malinconici.
  • Studenti di russo — il testo a fronte permette di imparare la lingua attraverso un capolavoro della letteratura.
  • Traduttori e aspiranti traduttori — un esempio di traduzione filologica che rispetta il testo originale.
  • Chiunque abbia mai amato — perché la storia di Alëhin e Anna parla a tutti coloro che hanno provato l'amore, il rimpianto, il coraggio di dire o il coraggio di tacere.

La storia che insegna una verità
Alëhin e Anna si amano per anni, ma non lo dicono mai. Lui si chiede: «Che senso avrebbe? Dove potrei portarla? Sarebbe felice con me?». Lei si chiede: «È giusto? E i bambini? E mio marito?». Si chiedono tutto, tranne una cosa: se l'amore abbia bisogno di ragioni.
Alla fine, quando ormai è troppo tardi, Alëhin capisce. E lo dice con una frase che resta impressa: «Quando si ama, nei propri ragionamenti sull'amore bisogna basarsi su qualcosa di più importante della felicità o dell'infelicità, del peccato o della virtù, o non bisogna ragionare affatto».
È una lezione che attraversa il tempo. È la lezione di Čechov.
Edizione integrale e filologica
Questa edizione è il frutto di un lavoro collettivo svolto nell'ambito del Master in Traduzione presso la Civica Scuola «Altiero Spinelli» di Milano, sotto la guida di Bruno Osimo. La traduzione conserva la punteggiatura e il ritmo dell'originale, e le note a piè pagina spiegano i realia—le parole intraducibili che raccontano la cultura russa.
È l'edizione che gli studiosi cercavano. È l'edizione che i lettori meritano.
Scopri il capolavoro di Čechov. In una nuova luce.
«Quando si ama, non bisogna ragionare».
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Questo racconto di Čehov è del 1898, sei anni prima della morte dell’autore. Il tema dell’amore è presente in quasi tutte le opere cehoviane, fino all’ultimo racconto, La sposa, del 1904, nel quale un tipografo povero e malato, ma capace di sottrarsi ai condizionamenti sociali, “sobilla” la protagonista che sta per sposarsi in maniera combinata e automatica col figlio di un sacerdote di provincia. Non si viene a sapere come andrà a finire la ragazza, ma solo che andrà in città, scappando dalle nozze in corso di preparazione e rompendo il fidanzamento.
Quasi tutte queste opere contengono un alter ego di Čehov. Lo si riconosce perché è medico, oppure fatica molto in campagna, o perché è infelice, o perché la donna che ama è sposata con un altro, o perché non riesce a dichiarare l’amore alla sua amata, o perché si “sazia” troppo soffocando nella vita grassa qualsiasi pulsione creativa e/o sessuale.
La città è sempre vista come meta ambìta. Celebre è la frase delle Tre sorelle ripetuta spesso: «Andiamo a Mosca!» In provincia c’è la potenzialità, in città le cose si fanno. In provincia ci sono gli amori meschini, malati, di ripiego, in città c’è il mito dell’amore vero, della felicità. L’idea della città serve per alimentare il desiderio, per illudersi che, se non ora qui, almeno dopo là si avvererà questo e quello.
La città alimenta il desiderio, ma la campagna alimenta la creatività artistica. Ce lo dice chiaro e tondo il narratore come premessa della confidenza di Alëhin: «Ora alle finestre si vedevano un cielo grigio e alberi bagnati dalla pioggia, con un tempo del genere non si poteva andare da nessuna parte e non restava altro da fare che raccontare e ascoltare». Quando non si può andare da nessuna parte, ci tocca raccontare (o ascoltare/leggere).
La comunicazione – fallita o fallimentare – ha sempre un ruolo fondamentale, come accadrà poi in tutta la letteratura europea del Novecento. Lui vorrebbe dirle ma non osa, lei vorrebbe dirgli ma non sta bene, tutto è sospeso in dettagli – il binocolo, lo scompartimento, gli alberi bagnati – solo apparentemente secondari che restano l’unica cosa vera a cui gli amanti impossibili si affezionano per sempre. È melanconia, amore della sofferenza, senso di impotenza.
L’influenza del pensiero di Freud è già presente in modo molto marcato. L’Atto Mancato per eccellenza in questo racconto – la messa in pratica dell’amore – è preso di mira da Anna Alekséevna che, in mancanza di meglio, se la prende con gli atti mancati minori, pressoché innocui, di Alëhin: «Quando mi cadeva qualcosa, lei diceva freddamente: “Congratulazioni”. Se, andando con lei a teatro, mi dimenticavo di prendere il binocolo, poi lei diceva: “Lo sapevo, che l’avreste dimenticato”». Anche lei però è nevrotica e nella seconda metà del racconto ha un “esaurimento nervoso” e viene mandata dai medici al mare, lontano dal marito e dai figli.
Al mare potrebbe forse incontrare la protagonista di Dama con cagnolino, dell’anno successivo (1899), l’unico racconto che rompe questo pattern. Qui il sesso è consumato quasi fin dall’inizio, la tensione sembra stemperarsi, il playboy ha colpito e potrebbe procedere verso la prossima vittima, e invece la protagonista senza saperlo glielo impedisce, e lui la cerca, la trova, la ricerca, la ritrova, e si consuma un sacco di sesso, quasi come due amanti in un motel: tutto il sesso che manca altrove nelle opere di Čehov.

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