La Fenice e la sua favola nera
di Anna Cuccaro
Kimerik · 2025
Descrizione
Raccontarsi è il primo passo verso la guarigione: un mosaico di storie di coraggio e resilienza, di donne che hanno combattuto contro se stesse e i propri carnefici.
Un inno al femminile, con forte eco al mondo greco, che trasforma il dolore in salvezza e le ceneri in rinascita proprio come la Fenice.
Un quadro nudo e crudo del dark side della società odierna, tra ipocrisia e indifferenza, leggi inefficaci, cyberbullismo, dark web e tossicodipendenze.
Cos’è amore e cosa amore NON è?
Non è un narciso e non è un carnefice, non è una colpa e non è una punizione.
L’invito a perdonarsi e ricominciare riscoprendo ciò che ci rende vivi, a preferire il riscatto personale alla vendetta, a trovare il modo di superare quelle sfide a cui nessuno ci prepara.
Si può arrivare ad amare ciò che rende schiavi? In che modo le catene diventano ali?
Padri dimentichi del loro ruolo e donne che riscoprono il senso dell’essere madri, mura domestiche che diventano prigioni e focolari che restituiscono il senso di un fuoco che non si spegne mai, consumando e trasformando senza distruggere.
Donne forti, che si sono salvate da sole e portano i segni delle proprie battaglie, madri assenti che si scoprono eroine, ricordando per non dimenticare mai.
Il faro della cultura, sempre acceso, specchio in cui riconoscersi e mentore con cui confrontarsi.
La sorpresa dello scoprirsi simili e solidali nelle avversità.
Tra simbolismo e cruda realtà, una preghiera che attraversa le fiamme della sofferenza per approdare a un nuovo inizio.
Un inno al femminile, con forte eco al mondo greco, che trasforma il dolore in salvezza e le ceneri in rinascita proprio come la Fenice.
Un quadro nudo e crudo del dark side della società odierna, tra ipocrisia e indifferenza, leggi inefficaci, cyberbullismo, dark web e tossicodipendenze.
Cos’è amore e cosa amore NON è?
Non è un narciso e non è un carnefice, non è una colpa e non è una punizione.
L’invito a perdonarsi e ricominciare riscoprendo ciò che ci rende vivi, a preferire il riscatto personale alla vendetta, a trovare il modo di superare quelle sfide a cui nessuno ci prepara.
Si può arrivare ad amare ciò che rende schiavi? In che modo le catene diventano ali?
Padri dimentichi del loro ruolo e donne che riscoprono il senso dell’essere madri, mura domestiche che diventano prigioni e focolari che restituiscono il senso di un fuoco che non si spegne mai, consumando e trasformando senza distruggere.
Donne forti, che si sono salvate da sole e portano i segni delle proprie battaglie, madri assenti che si scoprono eroine, ricordando per non dimenticare mai.
Il faro della cultura, sempre acceso, specchio in cui riconoscersi e mentore con cui confrontarsi.
La sorpresa dello scoprirsi simili e solidali nelle avversità.
Tra simbolismo e cruda realtà, una preghiera che attraversa le fiamme della sofferenza per approdare a un nuovo inizio.
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