Vita e morte del Cavalier Marino

di Clizia Carminati

EMIL · 2018

Descrizione

Prima delle cinque biografie che consacrarono
Giovan Battista Marino già
a breve distanza dalla morte, la Vita di
Giovan Battista Baiacca fu dedicata al
cardinale Desiderio Scaglia, con l’intento
di offrire del Marino, condannato
dall’Inquisizione all’abiura nel 1623,
un’immagine ricomposta e priva di ombre,
e di garantire protezione al poema
maggiore, L’Adone, che rischiava (e poi
subì nel 1627) una condanna all’Indice
dei libri proibiti. Uno scontro tanto sotterraneo
quanto serrato si andava infatti
consumando negli ambienti letterari romani
sin da quello stesso 1623 che aveva
visto l’elezione di Maffeo Barberini al
soglio pontificio e il ritorno del Marino
dalla Francia: classicismo barberiniano e
oltranza mariniana si andavano progressivamente
divaricando.
Il volumetto, firmato da Baiacca e stampato
nel 1625, denuncia, nella grande
quantità di paratesti che circondano
il vero e proprio racconto biografico,
un’orchestrazione collettiva da parte di
una compagine di letterati legati all’Accademia
romana degli Umoristi, entro la
quale convivevano posizioni assai distanti.
Tra le pieghe del testo scavano, spesso
rivelatrici, le postille di Tommaso Stigliani,
maggiore rivale di Marino in vita e in
morte, depositate in un manoscritto della
Biblioteca Casanatense. Il volume offre
inoltre l’edizione del raro opuscolo stampato
dagli Umoristi stessi per le esequie
del Marino, con la descrizione dell’apparato
figurativo allestito per l’occasione
e un’orazione funebre celebrativa: un testo
nel quale tutta l’Accademia e artisti
di nome rendevano al poeta bersagliato
dall’Inquisizione un encomio altissimo.

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